E se c’è nebbia?

Sono le 5 del mattino quando suona la sveglia, oggi, nebbia permettendo, sposteremo la barca da un circolo velico di Venezia al Marina di Jesolo. O si fa oggi oppure la barca resterà lì fino a data da destinarsi visto che dall’indomani per le settimane successive tutti i siti prevedono fitte nebbie seguite da forte maltempo.

Mi alzo dal letto, metto la cerata nello zaino e ancora mezzo addormentato mi dirigo alla volta della stazione di Peschiera del Garda, il treno per Venezia dovrebbe arrivare alle 07.20 e non voglio di certo perderlo. La macchina segna 3 gradi, il freddo umido e pungente accompagnato dalla classica nebbia padana non mi aiutano certo a tener alto l’umore, so benissimo che se a Venezia ci sarà lo stesso tempo, Mon Etap non uscirà dal marina.
Arrivo in stazione e passati cinque minuti un annuncio rompe il silenzio, è un avviso di ritardo ” il treno diretto a Venezia arriverà con 45 minuti di ritardo”, tra me e me penso che non arriverò mai in orario per fare tutto….
Passata quasi un ora al freddo, salgo in treno e decido di mandare un sms ad un caro amico, il Max, il giorno prima mi aveva detto che sarebbe andato a pescare seppie con amici a Chioggia. Spero sia già sul posto e possa fornirmi qualche informazione preziosa sul tempo. Mi risponde subito scrivendomi che stanno uscendo dal porto e che c’è una leggerissima foschia ma nulla di impossibile. La notizia mi rasserena e alza il morale.
Arrivo a Venezia, incontro l’ex proprietario,  sbrighiamo le ultime formalità e ci imbarchiamo sul vaporetto che ci porterà al diporto velico, dopo dieci minuti siamo in barca e in quattro e quattr’otto decidiamo di uscire. Il morale è alle stelle!

Uscita diportoLa meta è vicina, son circa 12 miglia, ma sappiamo che quando la nebbia decide di infittirsi lo fa senza chieder permesso e in 5 minuti siamo fuori dal diporto con l’autopilota che svolge egregiamente il suo lavoro. Ora capisco quando gli amici di Cormorana ci dicevano che l’autopilota ti cambia la vita, è proprio un altro modo di navigare!

raymarine st 1000In mezz’ora siamo fuori dal Mose, è la prima volta che vedo dal vivo quest’opera. Ora siamo in mare, ci lasciamo a poppa il canale di S.Nicolò, la stazione meteo portatile segna 4 gradi, il mare è una tavola e il motore nemmeno a metà manetta spinge Mon Etap a cinque nodi e mezzo. E’ mezzogiorno e decidiamo di pranzare facendoci un panino.

al largo di VeneziaSiamo in mare ormai da un ora e mezza e il freddo inizia a farsi sentire, il compagno di viaggio dopo due risate scende sottocoperta e risale con due bicchieri e una bottiglia di grappa, non è una grappa qualsiasi, è la mia preferita, la Storica Nera. Le ultime miglia trascorrono raccontandoci progetti di navigazioni future e quelle compiute da Mon Etap, sapevo infatti che alle spalle aveva due discese fino in Grecia ma scoprire i dettagli della navigazione, gli approdi e gli aneddoti, mi ha fatto sognare ad occhi aperti, chissà, magari in un futuro toccherà anche a noi.

TraIngresso porto jesolo un racconto e l’altro intravediamo il Faro di Piave Vecchia che ci segnala che siamo quasi arrivati a destinazione, il tempo di preparare la barca per l’approdo, di consultare il portolano per capire come approcciare le manovre e ci troviamo all’ingresso del canale.

canale sile

In poco tempo siamo ormeggiati al marina, pronti per alare la barca, i gruisti molto professionali  posizionano le fasce ed iniziano a sollevarla dall’acqua, la tensione è sempre alta pur non essendo la prima volta che alo la barca…

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In poco tempo Mon Etap è sull’invaso nel posto a lei assegnato.

Scopriremo dopo una cioccolata calda, che trasferire la barca oggi è stata la scelta corretta, la nebbia scende fitta e per i giorni successivi ci renderà difficili gli spostamenti da e verso Jesolo.

Buon Vento